da Corriere.it

L’ex magistrato senatore del Pd e lo «scontro» tra poteri

Casson e le Toghe: ricreano il Caimano

«Comprendo il tormento del Presidente Napolitano, la magistratura ritrovi il suo profilo di autorevolezza»

Definisce la magistratura «un mondo ormai autoreferenziale» ed addita il Csm di «comportamenti poco chiari, ai limiti della correttezza e della legittimità istituzionale». Eppure non è il Cavaliere e nemmeno un suo famigliare, anzi, in passato era considerato una «toga rossa»: ora Felice Casson è senatore del Partito Democratico.

Se una voce di sinistra decide di criticare quelli che un tempo erano suoi colleghi, non è per sostenere l’offensiva di Silvio Berlusconi semmai per scongiurarla, per impedire che faccia definitivamente breccia nell’opinione pubblica, «dove i giudici riflettono un’immagine negativa»: perché sarà pur vero che è riapparso il «Caimano», ma è altrettanto vero che sono state anche le toghe ad evocarlo, e con i loro «gravi errori» si sono resi corresponsabili del clima di scontro istituzionale: «E comprendo il tormento del capo dello Stato, immagino la sua difficoltà a gestire una situazione in cui c’è chi aggredisce e chi — sentendosi aggredito — aggredisce a sua volta».

Casson non si dilunga a stabilire se il primo colpo sia stato inferto dal Cavaliere, a lui interessa che la magistratura riacquisisca quel «profilo di autorevolezza» che ha perso, che si è smarrito persino tra i sacerdoti cui toccava il compito di custodirlo: «Il Csm è lo specchio dei magistrati. Basta vedere cosa riflette. C’è un eccesso di esternazioni. C’è un’evidente volontà di fare attivismo politico. Per esempio, che senso  aveva far trapelare la bozza del parere sulla norma blocca- processi? E quale logica celava? O è stato fatto senza pensarci, o c’erano fini politici. In entrambi i casi è ovvio che venga criticato questo protagonismo deteriore». Il dato grave è che l’organo di autogoverno dei magistrati gli appare senza controllo, perchè «il vice presidente Nicola Mancino non ha alcun potere sui membri togati, che nella loro testa si sentono totalmente autonomi», e c’è un solo modo per restituire ordine alle cose, «riacquisire un senso di responsabilità personale e istituzionale. Altrimenti, se il Csm non sarà capace di intervenire per sanare le sue storture, sarà la politica ad intervenire sul Csm». Non è una profezia nè tantomeno un auspicio: è una constatazione; basta osservare la reazione del centrodestra, determinato a presentare proposte di legge per cambiare il Csm, «proposte peggiorative, che rischiano di politicizzare ulteriormente un organo istituzionale».

Era «inevitabile» che accadesse, perché «se una struttura non funziona c’è sempre chi — in modo anche strumentale — propone di trasformarla di sana pianta». Il senatore, capogruppo per i Democratici in commissione Giustizia, ritiene invece che il Csm vada «riformato»,
«il Pd lo sosteneva già in campagna elettorale», ripete spesso il Guardasigilli-Ombra, Lanfranco Tenaglia: «E ha ragione. Noi proponiamo un organismo autonomo per la parte disciplinare. Così come siamo in procinto di presentare un pacchetto sulle intercettazioni con norme più restrittive che ne impediscano la divulgazione». Ecco l’altro terreno di scontro, «l’ennesima prova del complotto di giudici sovversivi» secondo il Cavaliere, che si sente oggi circondato dalle procure di Milano e Napoli.

Anche su questo tema Casson è sferzante. Parte ricordando «le mie indagini sul terrorismo. Allora non usai le intercettazioni. In altre inchieste sì. Dipende comunque dalla professionalità dei singoli magistrati… Quanto alle accuse di Berlusconi, a mio avviso non esistono complotti, così come non esiste il rischio di una deriva fascista. Bisogna invece evitare che lo scontro produca ferite profonde alle regole democratiche. Nei riguardi del premier non c’è accanimento giudiziario, c’è forse una concentrazione eccessiva. Diciamo che c’è molta attenzione

 E c’è procura e procura. «Capisco Milano. Siccome si sono concentrati sul filone economico-finanziario, vanno avanti seguendo quel filo. E magari il filo conduce verso situazioni da accertare. Ma Napoli… Rispetto a Milano è un’altra storia… Insomma, non si può passare la vita ad intercettare veline».

Un botto. …. e sia chiaro, Casson è inflessibile sull’autonomia delle toghe, si trova in «disaccordo» con Luciano Violante, secondo cui in Italia esiste solo formalmente l’obbligatorietà dell’azione penale; ed è contrario alla reintroduzione dell’immunità parlamentare. Però si pone il problema della governabilità del Paese, ed evidenzia un nodo difficile da sciogliere: «È giusto che il premier assolva il mandato degli elettori, e mentre sono contrario alla norma blocca-processi, non mi scandalizza l’idea di uno “scudo” per le alte cariche istituzionali, sebbene pensi che debba essere varato con una legge costituzionale. Il problema è che Berlusconi ha fretta per via dei giudizi che lo riguardano, ed è complicato risolvere una questione che andava risolta per tempo, nell’interesse dello Stato, non di una persona».

È qui il bivio, il
rischio del corto-circuito
; e qui Casson, l’antica «toga rossa», non si preoccupa di inimicarsi i girotondini: «Io mi preoccupo della politica. Perchè non voglio aspettare Berlusconi davanti al tribunale di Milano, voglio aspettarlo e batterlo nell’Aula del Parlamento».
Francesco Verderami

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