Da Repubblica .it
 
IL RETROSCENA. Telefonate registrate ma non utilizzabili nel processo
L’Anm: “Ipotesi inaccettabile”. Di Pietro: “E si si trova una prova, si butta via?”
 Intercettazioni senza controllo ecco il nuovo piano del premier
di LIANA MILELLA
 
ROMA – Quando parla, in commissione Giustizia, lo ascoltano in quattro. La leghista Lussana che presiede (la Bongiorno è a Brescia per difendere la Forleo), il centrista Rao, la radicale Bernardini, la democratica Concia.
La “bomba” di Niccolò Ghedini sulle intercettazioni, raccontata in giuridichese stretto come lui è solito fare, non viene avvertita in tutta la sua distruttiva potenza per il futuro delle indagini, per l’esito dei processi, per le garanzie dei cittadini, per le tasche dei contribuenti.
Un fatto è certo: da ieri, il ddl del governo sulle intercettazioni, varato il 3 giugno e firmato dal Guardasigilli Angelino Alfano, non c’è più. Ben altro vuol fare Berlusconi.
Vediamo cosa, con le parole del suo avvocato-consigliere giuridico, che, con un filo di voce (è quasi afono per via d’una corrente d’aria), ne spiega la strategia: “Il problema è garantire la privacy e bloccare l’uscita delle intercettazioni sui giornali. Per farlo basta ampliare l’ambito di quelle preventive, che non sono mai trascritte e non finiscono nel processo. Per quello si dovranno usare altri strumenti investigativi. Potranno coprire tutti i reati previsti oggi, il pm potrà chiederle al procuratore generale della corte d’appello, non ci sarà più l’iniziativa del ministro dell’Interno“.
E le altre intercettazioni, quelle che servono per condannare o assolvere l’imputato? Ghedini: “Saranno possibili solo per reati gravi e gravissimi“.
Riecco l’idea del Cavaliere, che ne fa un tam tam da mesi.
Via la corruzione? Ghedini sfuma: “Ne discuteremo“.
Quindi, in futuro, i telefoni saranno ascoltati dalla polizia senza il controllo del giudice, e senza che, una volta indagato, il soggetto lo sappia e possa rileggere cosa ha detto.
Ghedini: “Sulle attuali intercettazioni preventive nessuno ha mai avuto nulla da ridire, né sono mai uscite sui giornali“.
Strumento garantista? No, dei servizi segreti e della polizia.
 
Quando descrivi il progetto al presidente dell’Anm Luca Palamara lui ti chiede basito: “Ma è proprio vero?“. Poi acchiappa il codice di procedura penale, le norme di coordinamento, l’articolo 226, lo legge e lo rilegge.
Lì si disciplinano “intercettazioni e controlli preventivi sulle comunicazioni“.
C’è scritto che il ministro dell’Interno, o in sua vece 007 e polizie, possono chiedere al procuratore un ascolto qualora siano “emerse esigenze di prevenzione” per reati come mafia e terrorismo.
Solo per quelli.
Al sì del magistrato, gli ascolti durano 40 giorni, possono essere rinnovati per altri 20 e così via se l’allarme continua, ma, si noti bene: “In ogni caso gli elementi acquisiti attraverso le attività preventive non possono essere utilizzati nel procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi“.
Delle conversazioni, “immediatamente distrutte” resta solo un “verbale sintetico“.
Dice Palamara: “È inaccettabile. Se si va avanti su questa strada le indagini sfuggiranno del tutto di mano al giudice. Ci sarà un grave abbassamento delle garanzie. Si rischierà di scivolare verso uno stato di polizia“.
Stroncatura pesante e ragionata.
Accostare le intercettazioni legali a quelle preventive è pericoloso perché esse sono estranee al processo penale in quanto prive di ogni valore ai fini processuali. Tutto quello che sarà ascoltato non potrà essere usato come mezzo di prova“.
Il presidente dell’Anm vede contraddizioni e intuisce un progetto che non gli piace affatto: “Prima parlano di troppe intercettazioni e troppo care. Poi ne ipotizzano altrettante, ugualmente costose, per giunta inutili per condannare qualcuno. Un doppio spreco e senza garanzie per chi finisce sotto controllo. Se poi il pm perde pure il controllo sulla polizia giudiziaria il cerchio si chiude definitivamente“.
 
Disegno chiaro: polizia sganciata dal pm, polizia con pieni poteri sulle intercettazioni, polizia dipendente dal Viminale, indagini di fatto sotto il controllo dell’esecutivo.
Magistratura fatta fuori.
Addio reati “scomodi”.
 
Neppure Antonio Di Pietro vuole crederci: gli pare “troppo” pure per Berlusconi.
Sarà una proposta estemporanea. Se fosse vera avrebbe grossi problemi costituzionali. Solo nelle dittature si può intercettare senza controllo. Sarebbe un’ipotesi troppo restrittiva per il pm, perché riduce l’area degli ascolti consentiti e utilizzabili nel processo, e troppo estensiva, perché amplia a dismisura quelle preventive. Davvero pensano che se nei testi ci fosse la prova d’un omicidio o d’una corruzione dovrei buttare via tutto?“.
 
Sì, proprio così, per Ghedini e il premier i processi non si devono più fare con le intercettazioni.
Le farà la polizia in segreto, relazionerà al pm “se” lo ritiene opportuno.
Tanto poi si ricomincia daccapo con altri mezzi di prova.
(20 settembre 2008)
 
Signori, ricordatevi bene quello che sto per dire: qua si gioca la Democrazia, più che in tante altre cose.
Indignatevi, mandate fax ai giornali, fatesentire la vostra protesta, contattate i vostri politici che ritenete seri ed affidabili ….. qua rischiamo veramente l’esautoramente della Magistratura, e della divisione eseparazione dei poteri per arrivare allo Stato di Polizia totale.
Se tolgono al P.M. il controllo e la DIRETTA gestione della Polizia … è la fine.
Anche perchè con quello che guadagnano le Forze dell’Ordine (poco, come tanti), ciò da loro in mano un arbitrio enorme che si venderà facilmente … ed anche per poco.
 
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