Come sapete, l’altro ieri sera il Triumvirato dei Pariti che sostengono la Maggioranza di Governo, hanno trovato una “Mezza-Quadra” sulle prospettive di governo. In tutto ciò, risalta che si è trovato un primo accordo per affrontare alcuni delicati temi in materia di Giustizia. La cosa è estremamente importante anche perchè gli orizzonti che l’avere accettato questa “sfida” (e personalmente rimango convinto che sia stato un errore di Bersani stimolare il tema giustizia in questo modo quando già la linea operativa del Guardasigilli Prof. Avv. Paola Severino garantiva un piano di azione sicuramente importante) comporta, sono significativi e di assoluto non poco conto: uno è di alta politica, con i partiti chiamati ad un compromesso difficile in cui trovare il giusto equilibrio tra garanzie, effettività delle pene ed efficienza del sistema; l’altro è una scoria radioattiva di un’era che speriamo passata, che però spiega le sue radiazioni propio in questo afflato riformista e che rischia di creare polemiche e tensioni ed i populismi opposti del giustizialismo cieco ed ottuso e del finto garantismo peloso protettore dell’illegalità di ogni genere: la possibile riscrittura del reato di concussione altamente condizionata dalla pendenza del Processo “Ruby” a carico di Berlusconi.

Ecco quindi un bell’articolo di Francesco Grignetti apparso stamane su “La Stampa” (link – http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/446747/ ) di Torino che riporto ed intendo utilizzare come traccia per affrontare i nodi essenziali. Sotto ogni punto in grassetto, troverete le mie modestissime osservazioni a completamento dell’articolo stesso, partendo anche dall’osservazione (non secondaria, se permettete) che non abbiamo ancora in mano alcun testo a firma Paola Severino (& Staff.).

PRESCRIZIONE
Si allungano i tempi per maturarla

Cambiano le regole sulla corruzione. Il governo presenterà presto le sue proposte in tema di prevenzione e di repressione a cui stanno lavorando i ministri Patroni Griffi e Severino: ci sarà più trasparenza nei processi decisionali in materia di appalti pubblici, rotazione obbligatoria negli incarichi per i dirigenti, ma s’innalzeranno anche le pene. Di conseguenza s’allungheranno anche i tempi della prescrizione, venendo incontro alle richieste dell’Ocse che aveva bacchettato l’Italia per l’inefficienza del nostro sistema penale. Tra le varie ipotesi c’è una idea-choc: il dipendente pubblico che venga a conoscenza di una corruzione e che aiuti gli investigatori avrà garanzia di anonimato e potrà essere premiato con una quota dei soldi recuperati al termine del processo. Raggiunto l’accordo, tutti possono dirsi contenti. L’Alfano che rivendica: «Ho firmato io il ddl, figurarsi se potevo essere contrario». Oppure il Bersani del «ci siamo detti di andare avanti». «C’è una forte presa di coscienza» – spiega il senso dell’intesa la ministra dell’Interno, Annamaria Cancellieri – «da parte dei partiti e da tutta la società civile. Occorre un cambio di marcia, un segnale importante perché la gente lo vuole e non ne può più».

NOTA: La riforma della prescrizione del 2005-2006 è stata l’ennesimo esempio di “abuso dei diritti” operata nelle sue Leggi ad personam, operata attraverso il prendere in mano principi ed osservazioni garantiste ed importanti, dilatandole e portandole ad un punto di degenerazione per dare azione ai propri propositi di “punizione” della magistratura e di “salvataggio” dell’ex-premier dai propri guai. Nel caso di specie il meccanismo della prescrizione era troppo “punitivo” per i cittadini e dava spazio anche ad “abusi” da parte delle Procure che spesso interrompevano la prescrizione all’ultimo monento in termini per rispolverare processi male istruiti o che erano pronti per essere fatti da anni e che invece erano stati tenuti nel cassetto (es: una piccola ricettazione poteva essere istruita in pochi mesi e tenuta per circa 10 anni nei cassetti delle Procure e poi essere rispolverata con un rinvio a giudizio alla scadenza del decimo anno, prolungando la prescrizione a 15 anni e processando una persona – che magari era del tutto cambiata nella vita – dopo dieci anni e per una cavolata). L’aggancio alla pena massima della singola fattispecie di reato della prescrizione fatta nel 2005 (piuttosto che a fasce di pena, come nel Codice Penale sin dal 1930) era legata ad un principio sacrosanto, ovvero quello di evitare che ombre del passato, magari secondarie, pesassero su persone che magari erano cambiate da anni e che singole “bagatelle” potessero poi pesare su un soggetto in maniera più grave di quello che al momento del processo era la persona. Dove stava l’ “inghippo“? Nell’effetto interruttivo: mentre prima del 2005, un atto interruttivo della prescrizione allungava del 50% la prescrizione-base prevista per un certo reato, con la riforma “ex-Cirielli” l’atto interruttivo allunga solo del 25% la prescrizione base, accorciando sostanzialmente e esageratamente la stessa. Questo se da un lato non ha peggiorato la situazione per i delitti di fascia bassa/medio-bassa (che avevano prima del 2005 una prescrizione di 5 anni che diventavano 7 anni e mezzo per l’effetto interruttivo, e che ora hanno una prescrizione-base omogenea di 6 anni che diventano ancora una volta 7 anni e mezzo) o per le contravvenzioni (che prima del 2005 avevano una prescrizione di tre anni che diventavano 4 anni e mezzo, mentre ora hanno una prescrizione-base di 4 anni che diventano 5 anni con l’interruzione ), dall’altro lato ha invece profondamente inciso per i reati di fascia media/medio-alta/alta che hanno visto radicalmente accorciarsi la prescrizione (e tra questi tutti i Reati contro la Pubblica Amministrazione, come Corruzione, Concussione, Abuso d’Ufficio ed Economici, come la Bancarotta Fraudolenta e Societaria, tipici reati propri della “Casta”) e, dall’altro lato ancora, ha creato un meccanismo perverso verso molti reati (sicuramente molto gravi) ma propri dei recidivi appartenenti alle fasce sociali più povere ed “ignoranti“, per i quali di fatto la prescrizione del reato è impossibile. Evidente in questo modo come la portata ideale iniziale della Riforma sia stata piegata ad un disegno ideologico perverso e proprio dell’ideologia di questo Centro-Destra berlusconiano, tramettendo il messaggio del “forte con i deboli e deboli con i forti“. — In una prospettiva di riforma: si potrebbe semplicemente incidere sull’art. 161 c.p. definendo l’effetto interruttivo “base” non più per 1/4 della prescrizione-base (sempre basata sulla pena massima della fattispecie di reato), ma per 1/3 o 1/2 della stessa, contemporaneamente attenuando i meccanismi perversi per i plurirecidivi e/o autori di certi reati, per i quali il diritto alla prescrizione (che ha un riflesso costituzionale) è di fatto negato.

 

CORRUZIONE
In arrivo anche quella tra privati

Per combattere la piaga della corruzione, ci sono alcuni nuovi reati in arrivo. Uno sarà la «corruzione tra privati». Finora la corruzione riguardava un accordo illecito tra un funzionario pubblico e un privato cittadino: il funzionario pubblico si «vendeva» una firma, il corruttore pagava la mazzetta per avere un trattamento di favore. In futuro, anche l’accordo tra un manager e un subappaltatore, per dire, qualora ci siano mazzette sottobanco, sarà considerato reato. La ministra Paola Severino da tempo ne parla e ha dovuto convincere il Pdl che questo nuovo reato era necessario perché si tratta di tutelare un bene importante quale è la libera concorrenza. Ovviamente sarà da vedere come il futuro reato verrà articolato: il governo non vuole certo inserire nel codice una versione troppo estesa perchè non si può pensare che rischi una condanna per «corruzione tra privati» il portiere d’albergo che suggerisce ai clienti un ristorante della zona e poi riceve dal ristoratore una qualche forma di ringraziamento, tipo la cena gratis. Sulla falsariga della corruzione attuale, sarà indispensabile che uno dei due soggetti abbia una posizione apicale e che pieghi il suo incarico, ricavandone soldi o altre utilità, per favorire una decisione che danneggia la sua società.

NOTA:  è soprattuto da lodare e supportare l’impegno per una fattispecie effettiva in tema di corruzione privata; ciò perchè in realtà in materia societaria, una cosa simile (il reato di Infedeltà Patrimoniale) esiste già ed è stata inserita dal Centro-Destra nella riforma del 2001 dei Reati Societari e poi integrata in riforme successive a partire dal 2005. Il problema è che si tratta di un reato che era stato costruito prevedendo tre cose assolutamente essenziali (per il Centro-Destra): una costruzione del reato quasi a renderlo impossibile da provare (come fatto per le False Comunicazioni Sociali/Falso in Bilancio), una pena così irrisoria da renderlo reato destinato in tutti i casi a “morte certa per prescrizione“, e poi una procedibilibilità solo su querela di parte, impedendo alle Procure della Repubblica di agire in via autonoma qualora ne avessero avuto contezza autonoma. Evidente lo scopo di rendere questo solo una “minaccia nominale” perchè spesso i prezzi per evitare le querele erano convenienti per gli operatori societari, scoraggiando l’azione per tale delitto. — In una prospettiva di riforma: i propositi espressi dalla Guardasigilli sono assolutamente lodevoli e devono essere sostenuti, purchè per tale delitto vi sia una descrizione del fatto illecito precisa, ma non “diabolica” ed impossibile da verificare, una pena “seria” e la procedibilità d’Ufficio. In merito alla Corruzione dei Pubblici Ufficiali/Incaricati di Pubblico Servizio, si deve assolutamente sostenere un’iniziativa legislativa che pervenga a riunficare le diverse norme di legge definendo una fattispecie unica a più condotte che possono essere alternative o cumulative e con una nuova e rinnovata pena, molto severa in grado di garantire severità, certezza e una difficoltosa prescrizione, ed in cui eventualmente si differenzi il regime delle pene per il corruttore (cfr. infra qua sotto le note in tema di rapporti tra Concussione e Corruzione), soprattutto quando questi poi si adoperi a portare a galla le corruzioni dei pubblici ed a eliderne le conseguenze ai danni della Pubblica Amministrazione.

CONCUSSIONE
Sulla riscrittura il macigno Berlusconi

L’ Europa ce lo chiede. L’Ocse, pure. Il reato di concussione è una singolarità del codice penale italiano e se vogliamo armonizzare la nostra legislazione con quella dei Paesi Ue, e favorire anche così gli investimenti in Italia, dobbiamo cancellare il reato stesso. C’è anche questa riscrittura della concussione, nell’accordo tra i partiti e il governo, il che non significa impunità per i concussori. Tra le ipotesi allo studio c’è una riscrittura dei reati di corruzione e di estorsione per ricomprendere quelle condotte che finora erano catalogate come concussione.
C’è però un imputato eccellente, Berlusconi Silvio, che in questo momento è sotto processo per concussione a Milano (il caso Ruby) e che potrebbe essere molto interessato all’esito di questa riscrittura dei reati. L’ex premier è accusato di avere concusso i dirigenti della questura di Milano con la sola forza del suo incarico. I tecnici del diritto dei vari partiti sono settimane che s’interrogano su quale potrebbe essere la ricaduta pratica a Milano per una decisione del genere in Parlamento. Pd e Idv, nel dubbio di fare un favore a Berlusconi, la settimana scorsa hanno ritirato alcuni loro emendamenti che abolivano la concussione.

NOTA: il problema è perfettamente posto e sicuramente molto importante perchè significa discutere del reato a tutela della P.A. più importante, più temuto e più confacente con la triste realtà italica. Dopo avere confermato che effettivamente un reato simile non c’è, è però necessario fare una riflessione sulle condotte che nell’art. 317 c.p. vanno ad essere qualificate come concussione. Queste sono sostanzialmente due e vanno a configurare le due figure della concussione per costrizione e della concussione per induzione. Questa seconda è il tipo di concussione che sin dai tempi di Mani Pulite ha dato più adito a discussioni giuridiche e che spessissimo va a confondersi con (e in tantissime sentenze è stata riqualificata come) la corruzione: da questo punto di vista il riportare questa condotta in una rinnovata ed unitaria figura di corruzione è sicuramente auspicabile e garantirebbe anche maggiore certezza del diritto. Diversa la questione della concussione per costrizione che non è altro che l’estorsione del Pubblico Ufficiale per i propri fini. Già in questa qualifica si ha la spiegazione del perchè in Europa non si abbia il delitto di concussione: simili condotte sono ricondotte all’estorsione. In questo senso il progetto del secondo Governo Prodi (per dare attuazione alla Convenzione di Strasburgo, approvata solo pochi giorni fa) voleva ricondurre la concussione a fattispecie quale aggravante del delitto di estorsione ex art. 629 c.p. e presa in sè, la soluzione ha una sua correttezza ermeneutica che appare difficile da smontare. Però ….. bisogna anche capire che qualificarla come aggravante, non impedirebbe che in sede di giudizio il giudice possa operare il bilanciamento tra le circostanze aggravanti ed attenuanti, per cui di fatto l’aggravante potrebbe essere abbattuta, portando la pena finale rapportata all’ipotesi-base di estorsione ed eludendo così l’effetto aggravatore; a meno che non si configuri come circostanza aggravante ad effetto speciale che però probabilmente comporterebbe squilibrii anche intema di entità della pena. Simile soluzione porrebbe altresì problemi in tema di successione di leggi penali nel tempo ex art. 2 c.p., problemi rilevanti se pensiamo all’incidenza di una simile riforma sul noto Processo Ruby a carico del Cavaliere Berlusconi a Milano. Abrogazione del Reato (con conseguente assoluzione) o Successione di Leggi Penali nel Tempo (il fatto, se provato, rimarrebbe punibile, anche se con i bilanciamenti di circostanze sopra indicati)? Il rischio della prima soluzione, prefigurerebbe uno scenario di rilevanza politica quasi dando attuazione a quel “salvacondotto giudiziario”  che molti hanno auspicato e molti ritengono imminente per il Cavaliere, e non sarebbe una bella figura per lo Stato, ma neanche per il PD che ha proposto tale riscrittura (al momento penso in buona fede). — In una prospettiva di riforma: ecco quindi che forse, a mio modestissimo giudizio, sarebbe il caso di mantenere l’autonoma fattispecie di concussione, limitandola a quella per costrizione e riportando quella per induzione alla rinnovata e severa nuova fattispecie di corruzione, proprio anche per mantenere il segnale della gravità della condotta da parte del Pubblico Ufficiale/Incaricato di Pubblico Servizio e che la sua configurazione quale autonomo reato indica che (al di là degli istituti generali validi per tutti, come attenuanti, riti alternativi processuali) non c’è tolleranza normativa per il fenomeno, nè sotto una prospettiva generale, nè particolare (l’asserito salvacondotto giudiziario per il Berluskaiser).

INTERCETTAZIONI
Cautela e misure soft su editori e cronisti

Anche sulle intercettazioni, qualcosa sta per cambiare. Sono anni che il Parlamento si dilania per modificare la legislazione senza costrutto: ci provò il ministro Mastella ai tempi del centrosinistra e ci hanno provato Alfano (e Ghedini) ai tempi del centrodestra. Ora entra in campo la Severino, che forse non sarà entusiasta dell’incombenza, ma è costretta a provvedere su questo che è uno dei cardini dell’accordo tra i partiti. Troppo presto per entrare nei dettagli, si sa solo che il governo non ha alcuna intenzione di infilarsi nelle polemiche sul «bavaglio» e quindi ci saranno misure molto soft su editori e giornalisti. Piuttosto si ripartirà dal ddl Mastella che era stato votato a larga maggioranza da un ramo del Parlamento nel 2008 e dal ddl Alfano che anch’esso è stato votato da un ramo del Parlamento, arenatosi sull’accordo Bongiorno-Alfano che non piaceva a Berlusconi. Unendo i due testi, la Severino è intenzionata a procedere con somma cautela, partendo dai punti condivisi, mentre sul resto si vedrà. Giornalisti, avvocati e magistrati hanno già alzato le antenne ed il sindacato dei giornalisti ha chiarito un «No a patti che limitino l’informazione»; per il Consiglio Nazionale Forense si dovrebbe «Stralciare quello che non è rilevante e niente processi in tv»; per Cosimo Ferri, a nome della corrente Magistratura Indipendente, è «Bene evitare fughe di notizie, dannose per le indagini, e lesive di diritti».

NOTA: ci risiamo, l’ossessione berlusconiana è stata riproposta dal suo maggiordomo (Alfano) e su questo Bersani ha dato una disponibilità limitata. Speriamo sia così, nel senso che comunque in tema di intercettazioni alcune modifiche devono essere fatte, però con un intervento di perizia chirurgica di cui non abbiamo alcun tentativo adeguato nei progetti di legge proposti lungo questi decenni. Sicuramente non si dovrà permettere minimamente di rispolverare soluzioni  prospettate nel progetto del Centro-Destra, progetto sciagurato che lascio alla definizione datane un anno e mezzo fa da uno dei miei Maestri (il compianto Prof. Vittorio Grevi, il più grande processual-penalista degli ultimi decenni) che lo definì (Lui, da sempre e notoriamente persona di moderate espressioni) semplicemente come un “gretto e volgare atto di analfabetismo giuridico“. — In una prospettiva di riforma: la base dovrebbe essere il Disegno di Legge “Mastella” soprattutto nelle parti in cui responsabilizza le Procure della Repubblica in tema di custodia delle registrazioni, distruzione del materiale ritenuto irrilevante dal G.I.P.. Però bisogna fare (ma è tema che attiene più al Ministero della Giustizia ed alla sua potestà organizzativa) un utilizzo più intelligente delle prerogative della tecnologia, attraverso soluzioni che limitino e permettano un’identificazione certa di chi accede alle intercettazioni e le maneggia, in modo da restringere “a priori” il raggio di chi possa essere autore di fughe di intercettazioni (passowrd criptate ristrette a poche persone etc ….); bisognerebbe poi che il Guardasigilli si metta poi chiaramente di piglio ad affrontare i dirigenti dei servizi di telefonia e/o di connessione telematica per stabilire un tariffario di favore finalmente per lo Stato onde contenere le spese di uno strumento essenziale assolutamente, imprescindibile.

RESPONSABILITA’ CIVILE DEI MAGISTRATI
Il risarcimento chiesto allo Stato, non al giudice

La responsabilità civile dei giudici è un tema incandescente, su cui i partiti regolarmente litigano quando ne parlano, trasformandosi immediatamente in partigiani dell’una o dell’altra parte. Eppure Alfano e Bersani sono usciti cinguettando dal vertice di palazzo Chigi. Una volta di più, è la ministra Paola Severino che dovrà trovare la quadratura, un accordo generale con una «soluzione equilibrata». Il sottinteso è che l’attuale formulazione, così come proposta dal leghista Pini e votata alla Camera un mese fa, non è affatto equilibrata. Il governo è orientato a ripristinare il meccanismo indiretto: il cittadino che si considera vittima di un errore giudiziario potrà chiedere un risarcimento allo Stato; sarà poi lo Stato a rivalersi eventualmente sul giudice. A grandi linee, è il meccanismo attuale per come lo aveva inventato l’allora ministro Giuliano Vassalli, ma è ormai pacifico che il meccanismo non funziona: «E poi non si può cancellare con un schiocco di dita il voto della Camera», spiegano al ministero della Giustizia. I magistrati avvertono che il pericolo non è del tutto scampato e diranno le loro ragioni martedì prossimo, in un’audizione autorizzata da Schifani.

NOTA: tema a dir poco incandescente. Il Diritto ed il Sistema Giustizia, applicativo ed esecutivo del diritti sono in sè sistemi che non possono essere perfetti, perchè legati a variabili umane (i convincimenti, le capacità umane e personali e professionali dei singoli operatori) che ne impediscono la riduzione di margini di errore sotto un certo limite; è però parimenti vero che chi ha esperienza pratica, sa che certe volte certi errori o negligenze lamentino una forma di effettiva risposta. Il risvolto è noto ed è importantissimo ed evidente: un meccanismo troppo punitivo o avvolgente, avrebbe l’effetto di intimidire il magistrato, dando ai suoi avversari o a chi vuole ottenere una soluzione, uno strumento di pressione indiretta, spingendo al conformismo ed a non prendere rischi o altro, a fronte della “minaccia” dell’azione risarcitoria. La prospettiva ideologica è chiara: una magistratura su cui potere fare pressioni e sulla quale si depositino prassi operative che favoriscano il conformismo, e le scelte più comode e tali da ridurre al massimo il rischio di azioni di sittal fatta: insomma, un Magistrato pavido, conformista, passacarte e quindi anche così “amico” e senza nerbo e dignità per la propria funzione. — In una prospettiva di riforma: sicuramente togliere la frase che impone responsabilità diretta per l’attività interpretativa della legge, e magari rendere più efficace e rapida ed effettiva l’azione di regresso dello Stato verso il Magistrato infedele.

ARTICOLO 18
Distinguere licenziamenti discriminatori o motivati

Lo slogan è suggestivo: va velocizzato il processo sulle cause di lavoro, ed infatti sono tutti d’accordo …. Figurarsi. In effetti è uno scandalo che le cause davanti al giudice del lavoro durino anni; oltretutto un tempo queste cause potevano essere avviate senza grande spesa e invece uno degli ultimi decreti di Tremonti aveva innalzato alle stelle il cosiddetto «contributo di giustizia», che è una tassa preliminare che si paga per avviare una causa civile. Per sbloccare la trattativa sull’articolo 18, però, il governo ha gettato questa carta sul tavolo: non solo dare al giudice del lavoro la competenza di stabilire se un licenziamento è discriminatorio (e quindi sempre vietato) oppure motivato per ragioni economiche (e quindi possibile). Come velocizzare questo processo, però, non è ancora chiaro. Il governo ha già deciso di rafforzare gli organici delle sezioni speciali dedicate alle imprese, ma già il Consiglio Nazionale Forense avverte: «Ogni rapporto di lavoro diventerebbe più conflittuale. Il lavoratore, maggiormente esposto a possibili arbitri. Affidare poi al giudice la scelta tra reintegro e risarcimento è inaccettabile».

NOTA: tema pieno di suggestioni ed in cui ammetto di non avere piena contezza, non essendo il mio settore professionale, però un paio di osservazioni si possono fare. In sè il Processo del Lavoro è il miglior rito in sede civile disponibile, proprio per una struttura concentrata che garantisce oralità nel pieno contraddittorio (mentre gli altri riti civili sono molto più imperniati su una trattazione scritta), approfondimento ma tempi ragionevoli, per cui rimango sopreso di questa “esigenza“. Se le statistiche dicono che ci sono allungamenti di tempi, questi sono piuttosto riconducibili ai disagi strutturali dei tribunali per gestire un contenzioso sicuramente alto. In secondo luogo, l’art. 18: la soluzione tesa a svincolare il licenziamento per motivi economici da quello per ragioni disciplinari e discriminatorie è ragionevole a mio modesto giudizio. Il senso simbolico di valore, di affermazione di principio di tutela del lavoratore in quanto soggetto della vita democratica  che tale norma ha si trova tutta nella disciplina del reintegro per licenziamento illegittimo motivato da discriminazione o per motivo disciplinare. Sono queste le fattispecie in cui la contrapposizione capitale-lavoro permane e in cui la tensione da spesso adito a situazioni inaccettabili e di necessaria massima tutela. Diverso nel caso di licenziamento per ragioni economiche che possono essere dovute alle più diverse ragioni (purchè non dolosamente o con grave colpa causate dallo stesso imprenditore per creare artificialmente una situazione che gli permetta di ridurre la forza-lavoro), ed allora la soluzione prospettata è ragionevole, soprattutto laddove si lascia la valutazione al giudice di valutare se si tratta di vero motivo economico o discriminazione/sanzione di sciplinare nascosta dietro ragioni economiche: in tal caso al risarcimento per indennizzo il giudice potrebbe disporre il reintegro. Di fatto nessun vero diritto verrebbe leso per il lavoratore, permettendo una maggiore flessibilità in uscita.

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