Riservandoci di dare un commento per alcune parti successivamente, pubblichiamo quella che è sostanzialmente una Relazione Illustrativa alla Legge sulla Riforma della P.A. appena approvata con Voto di Fiducia dalla Camera dei Deputati.

I contenuti sono ampi, e toccano numerosissimi aspetti della P.A. e sembrano finalmente toccare alcuni snodi fatti di privilegi e di irrazionalità, senza che si prefiguri come Riforma “distruttiva“, quanto, invece, come Riforma “efficientista“.

Intanto a Voi i primi giudizi.

DECRETO P.A.: CAMBIAMENTO, EQUITÀ E RINNOVAMENTO

L’Italia è ferma da circa vent’anni.
Inefficienze, sacche di privilegi e problemi strutturali che non si è mai avuto il coraggio di affrontare hanno messo un freno all’incredibile potenziale del nostro Paese.
Lo Stato, inteso come macchina amministrativa, è percepito come una zavorra, una macchina creatrice di ostacoli e burocrazia per i cittadini.
Allo stesso tempo, il lavoro di tante persone capaci impiegate nella Pubblica Amministrazione non è valorizzato come dovrebbe essere.
Il decreto legge, approvato definitivamente dalla Camera, è il primo tassello della grande riforma della Pubblica Amministrazione, contenente le norme più urgenti e quindi immediatamente applicabili, che consentirà di ripristinare il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato.
A completare il pacchetto, si aggiunge il disegno di legge delega recante “Delega al Governo per la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, all’esame del Senato (AS 1577), contenente deleghe legislative, da esercitare in gran parte nei dodici mesi successivi all’approvazione della legge, riguardanti disposizioni per l’accelerazione e semplificazione nei servizi per i cittadini e le imprese, il personale e la riforma della dirigenza pubblica, il riordino della conferenza dei servizi, la revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di anticorruzione, pubblicità e trasparenza.

Il decreto legge 90/2014 interviene lungo quattro direttrici di interventi:
1) efficienza della Pubblica Amministrazione e sostegno dell’occupazione;
2) semplificazione;
3) trasparenza e correttezza dei lavori pubblici;
4) snellimento del processo amministrativo e attuazione del processo civile telematico.

EFFICIENZA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E SOSTEGNO DELL’OCCUPAZIONE

“Staffetta” generazionale
Stop ai posti occupati da chi può già andare in pensione.
Una generazione di giovani lavoratori ha già pagato fin troppo la mancanza di opportunità di mettersi alla prova e di assumersi le proprie responsabilità.
Con l’abrogazione del cosiddetto “trattenimento in servizio” e l’ampliamento della possibilità della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro da parte della PA nei confronti di chi può già andare in pensione, salta uno dei “freni” che fino ad ora hanno bloccato l’accesso o la carriera di tanti giovani promettenti nei settori più svariati della Pubblica Amministrazione, liberando anche risorse per nuove assunzioni.
La deroga alla revoca dei trattenimenti in servizio riguarda i magistrati in quanto, con l’immediata applicazione della norma, quasi la metà delle Procure italiane rimarrebbero prive di vertici. Pertanto, per garantire la funzionalità degli uffici giudiziari, l’entrata in vigore della norma sarà graduale: i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, potranno continuare a essere trattenuti in servizio fino al 31 dicembre 2015 (l’età pensionabile dei magistrati è di 70 anni).
Viene ampliato l’istituto della risoluzione unilaterale del contratto da parte delle PA, incluse le Authority, per il personale, anche dirigenziale, che abbia raggiunto i requisiti per il pensionamento, purchè non prima del raggiungimento di un’età anagrafica che possa dar luogo a penalizzazioni.

Allentamento del blocco del turn over nelle P.A.
Vengono rimodulate le limitazioni al turn over per determinate amministrazioni dello Stato ed altri enti per gli anni 2014-2018. In particolare, per quanto riguarda il criterio basato sui risparmi di spesa legati alle cessazioni dell’anno precedente, vengono confermati i limiti attuali (20% nel 2014, 40% nel 2015, 60% nel 2016, 80% nel 2017, 100% nel 2018), pur con la specificazione che la base di calcolo è costituita dal solo personale “di ruolo”, inoltre, il concomitante vincolo relativo alla percentuale di unità cessate nell’anno precedente (c.d. limite capitario) viene eliminato. Una analoga rimodulazione delle limitazioni al turn over si applica agli enti di ricerca. Per gli enti territoriali si prevede un graduale aumento delle percentuali di turn over, con conseguente aumento della possibilità di assumere, per il quinquennio 2014-2018 (60% nel biennio 2014-2015, 80% nel biennio 2016-2017, 100% nel 2018). Si chiarisce inoltre che i limiti assunzionali non si applicano al personale appartenente alle categorie protette ai fini della copertura delle quote d’obbligo.
Nel corso dell’esame alla Camera sono state approvate delle modifiche che ampliano la possibilità di assumere personale negli enti virtuosi, e si estende alle Regioni e agli Enti locali la disciplina che prevede il divieto di bandire nuovi concorsi fino a quando non vengano assunti, nell’ambito della stessa amministrazione, tutti i vincitori di concorsi pubblici ancora in graduatoria e gli eventuali idonei (per graduatorie vigenti e approvate a partire dal 1° gennaio 2007).

Scorrimento graduatorie.
Previsto lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi indetti per l’anno 2013 e approvate entro il 31 ottobre 2014, per i ruoli iniziali delle Forze di Polizia, ferme restando le assunzioni dei volontari in ferma prefissata quadriennale.
Lo scorrimento si applica anche alla Polizia Penitenziaria.
Per garantire gli standard operativi e i livelli di efficienza ed efficacia del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, prevista l’assunzione di 1.030 Vigili del fuoco, che avverranno mediante il ricorso, in parti uguali, alle due graduatorie esistenti (stabilizzazione e concorso 814).

LSU e LPU fuori dai limiti assunzionali.
Sono stati esclusi i Lavori socialmente utili (LSU) e i Lavori di pubblica utilità (LPU), che sono due strumenti di politica attiva del lavoro, dal conteggio di limiti assunzionali nelle Pubbliche Amministrazioni. Questi progetti, infatti, sono attivati con finanziamenti ad hoc aggiuntivi e non incidono sulla stabilità finanziaria dei conti pubblici.

Mobilità del personale delle P.A.: personale dove serve
Sono previste norme per favorire la mobilità volontaria da un’amministrazione all’altra e per disciplinare la mobilità d’ufficio. Per quanto riguarda la mobilità volontaria, che si applica solo al personale contrattualizzato, le amministrazioni interessate dovranno pubblicare sui loro siti web i bandi con l’indicazione dei posti che intendono coprire con personale proveniente da altre amministrazioni. Il trasferimento può avvenire solo con il consenso dell’amministrazione di appartenenza. In via sperimentale, si prevede che il trasferimento tra sedi centrali di ministeri diversi, agenzie ed enti pubblici non economici nazionali, possa avvenire anche senza l’assenso dell’amministrazione di appartenenza, purché l’amministrazione di destinazione abbia una percentuale di posti vacanti superiore a quella di appartenenza. Viene stabilito, inoltre, che i dipendenti possono essere trasferiti all’interno della stessa amministrazione o, previo accordo tra le amministrazioni interessate, in altra amministrazione, in sedi collocate nel territorio dello stesso Comune ovvero a distanza non superiore a 50km dalla sede cui sono adibiti (mobilità obbligatoria).
La Camera ha introdotto una deroga alla mobilità obbligatoria prevedendo che per i dipendenti della PA che abbiano figli di età inferiore a 3 anni o che assistono parenti con gravi disabilità non potrà essere applicata, senza il loro consenso, la mobilità obbligatoria entro 50km rispetto alla sede d’origine.

Gestione del personale in esubero
Per aumentare la possibilità di ricollocazione del personale pubblico in eccedenza (dipendenti in disponibilità) è prevista la possibilità di fare richiesta di ricollocazione in una qualifica o in una posizione economica inferiore (di un solo livello) presso altre amministrazioni nell’ambito dei posti vacanti in organico.
Tale possibilità è prevista anche per il personale in eccedenza delle società partecipate che possono richiedere il “demansionamento” nell’ambito della medesima società o di altre società partecipate. I dipendenti in mobilità possono, inoltre, essere comandati presso altre amministrazioni o avvalersi dell’istituto dell’aspettativa senza assegni presso organismi pubblici o privati.

Stop alle consulenze per il personale andato in pensione
Viene esteso anche ai pensionati del settore privato il divieto, da parte della Pubblica Amministrazione, di attribuire incarichi di studio o di consulenze, a meno che non siano incarichi a titolo gratuito e per una durata non superiore ad un anno, non prorogabile né rinnovabile, presso ciascuna amministrazione. Anche in questo caso, lo scopo è quello di consentire il passaggio dei saperi e delle conoscenze a fine carriera favorendo, al tempo stesso, il ricambio generazionale.

Riduzione dei distacchi, aspettative e permessi sindacali
Ridotti del 50%, per ogni associazione sindacale, i distacchi, le aspettative e i permessi sindacali. Ciò significa far rientrare in servizio presso le amministrazioni di appartenenza un maggior numero di personale impiegato nello svolgimento delle attività istituzionali. Solo per fare un esempio, con il rientro in servizio degli insegnanti nel comparto scuola, si potranno spendere meno risorse per le supplenze.
Per le Forze di Polizia e Vigili del Fuoco è stata riconosciuta, per quanto concerne le riduzioni e rideterminazione dei permessi sindacali, la specificità del comparto.

Stretta sul collocamento “fuori ruolo” dei magistrati
Secondo le norme vigenti, un magistrato (o anche avvocati e procuratori dello Stato) può essere collocato “fuori ruolo”, ovvero assumere e svolgere incarichi extragiudiziari, per un limite temporale massimo di dieci anni.
Per rendere più chiaro che dopo dieci anni è obbligatorio il rientro “in ruolo”, quindi lo svolgimento dell’attività istituzionale propria, il collocamento fuori ruolo è previsto, obbligatoriamente, non solo per i capi di gabinetto, ma per qualsiasi ufficio di diretta collaborazione, comunque denominato.
È inoltre vietato il ricorso all’aspettativa utilizzata per aggirare il limite decennale al collocamento fuori ruolo nell’arco della carriera. Sono fatte salve le aspettative già concesse prima dell’entrata in vigore del decreto.

Revisione degli onorari degli Avvocati dello Stato
I compensi professionali corrisposti dalle amministrazioni pubbliche agli avvocati dipendenti delle amministrazioni stesse, incluso il personale dell’Avvocatura dello Stato, sono computati ai fini del raggiungimento del limite retributivo previsto dalla cosiddetta “Norma Olivetti”, che fissa un tetto agli stipendi di 240 mila euro all’anno.
Viene riformata, quindi, la disciplina degli onorari, le cd. “propine“, ovvero, la parte variabile del compenso degli Avvocati dello Stato e degli altri avvocati pubblici e degli Enti locali in conseguenza di sentenze favorevoli alle Pubbliche Amministrazioni. La disciplina è diversa poiché per gli avvocati dello Stato la parte fissa della retribuzione è molto più alta, essendo ancorata allo stipendio dei magistrati.
Se la Pubblica Amministrazione vince la causa e il giudice decide che le spese legali sono a carico delle controparti, il 50% delle spese legali recuperate è ripartito tra gli avvocati di Stato. Se il giudice decide la compensazione integrale delle spese non sono corrisposti compensi professionali (ulteriori oltre lo stipendio fisso).

Norme relative agli Avvocati degli Enti territoriali.
Se la Pubblica Amministrazione vince la causa e il giudice decide che le spese legali sono a carico delle controparti le somme recuperate sono ripartite tra gli avvocati, in modo da consentire di attribuire a ciascun avvocato una somma non superiore al suo trattamento economico complessivo. La parte residua della somma è incassata dall’amministrazione.

Stop agli extracompensi dei Segretari comunali per i diritti di rogito
Fino ad ora una quota dei proventi spettante al Comune o alla Provincia per gli atti rogati dal Segretario comunale o provinciale veniva attribuita allo stesso Segretario (ulteriore rispetto al compenso percepito) fino ad un massimo di un terzo dello stipendio annuale in godimento.
Il decreto abolisce l’attribuzione ai Segretari comunali o provinciali di tale quota che sarà trasferita interamente ai bilanci delle amministrazioni locali.
Per i segretari comunali che non hanno qualifica dirigenziale, una quota dei diritti di segreteria spettante al Comune è attribuita al segretario rogante in misura non superiore ad un quinto dello stipendio.

Incarichi dirigenziali a tempo determinato
Viene aumentata dal 10% al 30% dei posti della pianta organica la quota massima di incarichi dirigenziali che gli Enti locali possono conferire mediante contratti a tempo determinato e si prevede l’obbligo di selezione pubblica per il conferimento di detti incarichi. Inoltre, se i contratti sono stipulati con dipendenti di Pubbliche Amministrazioni, questi sono collocati in aspettativa senza assegni, con riconoscimento dell’anzianità di servizio, mentre la disciplina previgente prevedeva la risoluzione del rapporto di lavoro e l’eventuale riassunzione, subordinata alla vacanza del posto in organico.
In secondo luogo, si fissa un limite massimo (pari al 10% della dotazione organica) al numero di incarichi dirigenziali conferibili con contratti a tempo determinato dalle Regioni e (con riferimento alla dirigenza professionale, tecnica ed amministrativa) dagli Enti e dalle aziende del Servizio sanitario nazionale. Infine, si stabilisce il divieto di effettuare attività gestionale al personale degli uffici di supporto agli organi di direzione politica locale (sindaci, presidenti di Provincia e assessori).
Per gli enti di ricerca il numero di incarichi di funzione dirigenziale è elevato al 20% della dotazione organica dei dirigenti di prima fascia e al 30% della dotazione organica dei dirigenti di seconda fascia per ricercatori o tecnologi in servizio, previa selezione interna.
Sono inoltre allentati i vincoli assunzionali per i Comuni colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012.

Stop agli incentivi economici per la progettazione
Sono stati abrogati gli incentivi alla progettazione – previsti dai commi 5 e 6 dell’art. 92 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 163/2006) – attualmente corrisposti dalle amministrazioni aggiudicatrici al personale dipendente.
La nuova disciplina, introdotta dalla Camera, prevede che le risorse (che continuano ad essere pari, al massimo, al 2% degli importi posti a base di gara di un’opera o lavoro) vengano fatte confluire da ogni amministrazione in un fondo denominato “Fondo per la progettazione e l’innovazione”, destinate non più unicamente a remunerare l’attività di progettazione, ma anche all’acquisto, da parte dell’ente, di beni, strumentazioni e tecnologie funzionali a progetti di innovazione; banche dati per il controllo ed il miglioramento della capacità di spesa; ammodernamento e all’efficientamento dell’ente e dei servizi ai cittadini. Viene introdotta una disciplina più dettagliata dei criteri di riparto finalizzata, in particolare, a graduare l’incentivo in base all’effettivo rispetto, in fase di realizzazione dell’opera, dei tempi e dei costi previsti nel progetto esecutivo. Il tetto all’incentivo non è più individuato singolarmente: da un tetto, applicabile ad ogni incentivo, pari al trattamento economico complessivo annuo lordo, si passa ad un tetto del 50% del medesimo trattamento, applicato alla somma di tutti gli incentivi corrisposti al dipendente nel corso dell’anno. Viene meno, in ogni caso, il premio pari al 30% della tariffa professionale relativa alla redazione di un atto di pianificazione comunque denominato, secondo la logica prima del principio dell’onnicomprensività della retribuzione.

Abilitazione Scientifica Nazionale
Viene riformata la procedura dell’abilitazione scientifica nazionale nell’Università italiana.
Il nuovo sistema rende più snella la selezione e responsabilizza gli atenei: si stabilisce che, nell’ambito della valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei, “è considerata prioritaria” la qualità della produzione scientifica dei professori reclutati dagli atenei all’esito dell’abilitazione scientifica nazionale. L’abilitazione adesso prescinde dall’uscita di un bando e consente a chi abbia i requisiti di presentare domanda. In questo modo le commissioni dovranno valutare ciascun candidato singolarmente, sulla base della sua produzione scientifica, e non potranno operare valutazione comparative. L’abilitazione avrà la durata di sei anni e non più 4. Serviranno 10 e non più 12 pubblicazioni minime per poter partecipare e la domanda potrà essere presentata in qualunque momento dal candidato. Con un regolamento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur) si stabilirà il tempo limite entro il quale chi fa domanda dovrà essere valutato. Chi non risulta abilitato potrà ripresentarsi per lo stesso settore e per la stessa fascia di docenza trascorsi 12 mesi dalla precedente candidatura.

Scuole di specializzazione medica: aumentano gli stanziamenti
Stanziati ulteriori 47,8 milioni di euro nel triennio 2014-2016 per la formazione dei medici specialisti. Inoltre, la durata dei corsi di specializzazione è ridotta di un anno e il relativo decreto interministeriale sarà emanato entro il 28 febbraio 2015.

CdA società controllate
Per quanto riguarda le controllate, direttamente o indirettamente, da parte delle amministrazioni pubbliche, che abbiano conseguito nel 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore delle PA superiore al 90% dell’intero fatturato, viene eliminata l’obbligatorietà della presenza dei dipendenti pubblici e dei dipendenti delle società controllate nei consigli medesimi; si stabilisce inoltre che dal 1°gennaio 2015 il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori di tali società, ivi compresi quelli investiti di particolari cariche, non può superare il costo complessivamente sostenuto nel 2013. Confermato, inoltre, il criterio di onnicomprensività del trattamento economico nel caso che i membri dei CdA siano dipendenti dell’amministrazione titolare della partecipazione o della società controllante o del titolare di poteri di indirizzo e vigilanza, facendo comunque salvo il diritto alla copertura assicurativa ed al rimborso delle spese documentate, nel rispetto comunque dei limiti di spesa già previsti.
Le suddette disposizioni si applicano anche ai consigli di amministrazione delle altre società a totale partecipazione pubblica (diretta o indiretta).
Le norme si applicano a decorrere dal primo rinnovo dei consigli di amministrazione successivo all’entrata in vigore del decreto legge, salvo quanto previsto in ordine al limite ai compensi, vigente dal 2015.

Ricognizione enti pubblici e unificazione banche dati partecipate
Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, verrà creato un sistema informatico per l’inserimento dei dati relativi agli enti pubblici e privati vigilati e delle proposte di razionalizzazione degli stessi. La banca dati sarà consultabile e aggiornabile dalle Pubbliche Amministrazioni coinvolte. Sarà quindi possibile consultare i dati relativi al costo annuo del personale che gli enti pubblici economici, le aziende che producono servizi di pubblica utilità, le società quotate partecipate dalle PA, nonché gli altri enti e aziende e la RAI sono tenuti a comunicare.

Divieto di richiedere al cittadino dati già presenti nell’Anagrafe Nazionale.
Le Pubbliche Amministrazioni non potranno più chiedere ai cittadini informazioni già presenti nell’Anagrafe Nazionale della popolazione residente.

Razionalizzazione delle sezioni staccate dei TAR
A decorrere dal 1° luglio 2015, se non dovesse avvenire la riorganizzazione dei TAR sulla base di analisi di fabbisogni, costi e carichi di lavoro, verranno soppresse le sezioni staccate di TAR di Parma, Pescara e Latina (ovvero tutte le sezioni staccate di TAR che non si trovano in Comuni sede di Corte d’appello, ad eccezione di Bolzano). Dalla medesima data, quindi, i ricorsi saranno depositati presso la sede centrale del TAR.
Vengono inoltre soppressi il Commissario del Governo per l’Agenda digitale e il Magistrato delle acque per le Province venete e di Mantova le cui competenze vengono trasferite al provveditorato alle opere pubbliche competente per territorio. Successivamente, con un DPCM, da adottare entro il 31 marzo 2015, saranno individuate le funzioni già esercitate dal citato Magistrato delle acque da trasferire alla Città metropolitana di Venezia e le risorse umane, strumentali e finanziarie da assegnare alla detta Città metropolitana in relazione alle funzioni trasferite (tra le quali la salvaguardia e il risanamento della città di Venezia e dell’ambiente lagunare).

Autorità Nazionale Anticorruzione
Viene soppressa l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori servizi e forniture (AVCP) e vengono contestualmente definite le funzioni dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) guidata da Raffaele Cantone che eredita anche i compiti e le funzioni dell’AVCP. L’Autorità avrà quindi tutti i poteri necessari a contrastare in via preventiva il grave fenomeno della corruzione nei lavori pubblici, e un potere di intervento più ampio e integrato per quanto concerne le funzioni finalizzate ad assicurare un’azione coordinata dell’attività di controllo, di prevenzione e di contrasto della corruzione
I nuovi poteri riguardano: il potere sanzionatorio in caso di omessa adozione da parte delle amministrazioni degli atti di pianificazione in materia di anticorruzione e trasparenza, nonché il compito di ricevere notizie e segnalazioni di illeciti; le funzioni in materia di prevenzione della corruzione attualmente svolte dal Dipartimento della funzione pubblica; il potere di ricevere notizie e segnalazioni riguardanti anomalie e irregolarità da parte di ogni avvocato dello Stato. Al Presidente dell’Autorità è assegnato anche il compito di formulare proposte per la gestione degli appalti dell’Expo 2015. L’ANAC potrà ricevere segnalazioni e notizie, anche da parte di dipendenti pubblici, nonché potrà applicare, nei confronti dei soggetti obbligati, sanzioni amministrative, i cui proventi possono essere utilizzati dall’Autorità per le proprie attività istituzionali.

Stop alle duplicazioni delle scuole di formazione della PA.
In particolare, vengono soppresse la Scuola superiore di economia e delle Finanze (SSEF), l’Istituto diplomatico “Mario Toscano”, la Scuola superiore dell’amministrazione dell’Interno (SSAI), il Centro di formazione della difesa, la Scuola superiore di statistica e di analisi sociali ed economiche, nonché le sedi distaccate della Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA) non dotate di centro residenziale. Le funzioni delle scuole soppresse e l’80% delle risorse stanziate per le suddette scuole sono attribuite alla Scuola Nazionale dell’amministrazione, con un risparmio del 20% dell’intero budget.

Accorpamento delle sedi delle Authority e razionalizzazione delle spese
Le Authority dovranno risparmiare il 10% del budget sostenuto nel 2013 mediante la gestione unificata dei propri servizi strumentali. Sul fronte del costo del personale, si prevede un concorso unico per tutte le Autorità indipendenti, assicurando chiaramente la trasparenza, l’imparzialità e la specifica professionalità di ciascun organismo, e un taglio del 20% del trattamento economico accessorio per tutti i dipendenti, compresi i dirigenti. Entro il 31 ottobre 2014 le Authority dovranno, inoltre, tagliare del 50% le spese delle consulenze. Ciò significa, tra le altre cose, l’accorpamento degli uffici nelle sedi centrali, lo stop alle assegnazioni di abitazioni ai componenti e al personale, il trasferimento del 70% del personale (ad eccezione della Consob) presso la sede centrale e l’obbligo di avvalersi delle convenzioni CONSIP.
I componenti delle principali Autorità indipendenti non potranno essere nominati, alla cessazione dell’incarico, componenti di un’altra Autorità, per un periodo di 5 anni dalla cessazione dell’incarico precedente. Per i componenti degli organi di vertice e per i dirigenti della CONSOB (anche a tempo determinato) è previsto il divieto di intrattenere rapporti di collaborazione con i soggetti regolati o con società controllate da questi ultimi, per due anni successivi alla cessazione dell’incarico. Lo stesso divieto, oltre che per i componenti delle autorità di regolazione dei servizi pubblici, viene previsto per i dirigenti delle stesse autorità. Il divieto di collaborazione si applica anche ai componenti degli organi di vertice e ai dirigenti della Banca d’Italia e dell’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni per un periodo, non superiore a due anni, stabilito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare previo parere della Banca centrale europea.
La composizione dei membri della CONSOB torna ad essere di cinque membri, in linea
con quanto avviene in altri ordinamenti europei.

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