All’udienza pubblica del 12 novembre 2015, la Sezione V^ Penale della Cassazione ha risolto – con importante mutamento di orientamento – la seguente questione:
Se a seguito della modifica dell’art. 2621 cod. civ., introdotta dall’art. 9 legge 27.5.2015 n. 69 anche mediante la soppressione dell’inciso “ancorché oggetto di valutazioni”, il falso c.d. valutativo sia tuttora punibile “.

La questione è rilevante perchè numerose critiche che erano state mosse alla riforma del c.d. Falso in Bilancio (supportate dalla prima sentenza emessa in tema) sarebbe stata quella per cui non sarebbero stati più punibili le falsità nei c.d. fatti valutativi, e cioè i fatti più rilevanti e frequenti nelle ipotesi di Falso in Bilancio. Ovvia e conseguente era stata la polemica politica con l’accusa di una sostanziale meno apparente ma più grave nuova falla nel meccanismo, con la parallela accusa per cui la riforma sarebbe stata più apparente che sostanziale lasciando ancora non punibili le condotte di False Comunicazioni Sociali

La Corte ha adottato soluzione affermativa, precisando che:
Nell’art. 2621 c.c. il riferimento ai ‘fatti materiali’ quali possibili oggetti di una falsa rappresentazione della realtà non vale a escludere la rilevanza penale degli enunciati valutativi, che sono anch’essi predicabili di falsità quando violino criteri di valutazione predeterminati o esibiti in una comunicazione sociale. Infatti, quando intervengono in contesti che implicano l’accettazione di parametri di valutazione normativamente determinati o, comunque, tecnicamente indiscussi, gli enunciati valutativi sono idonei ad assolvere una funzione informativa e possono dirsi veri o falsi “.

Questa soluzione si pone dunque in netto contrasto con quanto affermato dalla stessa Cassazione in un precedente che ha avuto molto clamore (Cass. Pen. Sez. V 30 luglio 2015, n. 33774, Pres. Alberti, rel. Miccoli, imp. Crespi) che, al contrario, aveva affermato la sopravvenuta irrilevanza dei falsi c.d. valutativi .

Auspichiamo ovviamente il consolidamento di questo nuovo orientamento giurisprudenziale (conforme anche a posizioni dottrinali autorevoli) per garantire la continuità della tutela.

 

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