Per questo Lunedì di Pasqua, Vi invito a leggere questo contributo di Gianni Cuperlo …. materiale per comprendere la realtà …..

Leggetelo.

Grazie per i commenti al post su Giulio Regeni. Spero siano per voi giornate di riposo. Approfitto per tornare sul tema che più deve interrogarci. Vi ho accennato alla lucidità del saggio di Cardini sull’Islam. Lui individua alcune caratteristiche della cultura e religione musulmana e fotografa alcuni dei pregiudizi che ci impediscono una percezione corretta del fenomeno. Lo riassumo qui sotto attingendo alle sue parole e sintesi.

1. Possiamo dire che i musulmani hanno superato il miliardo e mezzo di persone su circa sette miliardi che siamo nel mondo. L’Islam è la seconda religione più diffusa del pianeta, dopo i cristiani che sono circa un paio di miliardi. Il punto è che i musulmani, nella maggioranza insediati tra Africa occidentale e Sud-est asiatico, tra Caucaso e Asia centrale e corno d’Africa, fanno per la maggioranza parte di quell’85-90% del genere umano che vive gestendo appena il 10-15% delle ricchezze del pianeta. Mentre la metà circa dei cristiani rientra nel 10-15% dell’umanità che, da solo, è padrone dell’85-90% di esse. Inoltre, i musulmani appartengono a popolazioni statisticamente molto più giovani dei cristiani. Detenzione della maggioranza delle ricchezze e invecchiamento stanno tra le caratteristiche del cosiddetto Occidente, cui appartiene circa la metà dei cristiani e al quale l’Islam è largamente estraneo (non si tratta quindi solo di un problema di civiltà, ma anche di geopolitica e di distribuzione delle risorse).

2. Sarebbe sempre opportuno parlare non dell’Islam, bensì degli Islam. È stato dimostrato ad esempio che tra l’Islam maghrebino e sub-sahariano, tra quello turcomongolo dell’Asia centrale e quello diffuso nel Sud-est asiatico, le differenze nell’approccio al testo del Corano, nelle pratiche giuridiche, nell’etica pratica, nella vita quotidiana, sono infinite.

3. L’atteggiamento del mondo musulmano nei confronti del cosiddetto Occidente è passato, storicamente parlando, attraverso tre fasi. Tra VII e XVII-XVIII secolo, la fase del disprezzo. I musulmani erano convinti della propria superiorità politica e culturale sugli infedeli, pur rendendosi conto delle straordinarie risorse tecnologiche delle quali essi disponevano e cercando di rendersene partecipi. Tra XVIII e XX secolo (Cardini indica come data di partenza e di arrivo, lo sbarco di Bonaparte in Egitto nel 1798 e la fine della prima guerra mondiale), la fase dell’ammirazione e dell’emulazione: i musulmani restarono affascinati dal mondo occidentale, cercarono di imitarne alcune istituzioni e cominciarono a interessarsi ad esso anche inviando i loro figli a studiare nei paesi europei. A partire dagli anni 20 del XX secolo si sviluppa la fase della delusione, del disincanto, del rancore: ci si rese progressivamente conto che l’Occidente intendeva dominare il mondo musulmano sfruttandone le risorse e si cercò di ostacolarne i piani, prima avvicinandosi in vario modo a ideologie che però erano a loro volta di origine occidentale (fascismi, socialismo), quindi cercando di costruire una risposta musulmana all’Occidente stesso nella sua globalità, un radicalismo che, sia pure nelle sue differenti espressioni (e da Khomeini ad al-Baghdadi c’è differenza), eravamo fino a pochi anni fa abituati a definire fondamentalismo e ora preferiamo chiamare islamismo o jihadismo, E che può a sua volta avere contatti con il terrorismo, generarlo e giustificarlo, ma non deve essere in sé né confuso né identificato con esso.

4. Contrariamente a quello che si afferma il fenomeno del cosiddetto fondamentalismo a partire dagli anni 20 e con nuovo maggior vigore dagli anni 70-80 del secolo scorso, affonda le sue basi più nel pensiero politico occidentale che non nella fede coranica e nella tradizione musulmana. Il fondamentalismo ha coinciso non già con un rinnovato slancio dell’antica fede tradizionale, ma con un suo ulteriore appannarsi. In un certo senso il fondamentalismo non è per nulla un movimento religioso o politico-religioso animato dalla volontà di un “ritorno alle origini”. Non ha niente del movimento tradizionalista. Al contrario, è semmai modernista e occidentalista. Il suo nucleo forte è costituito dalla volontà di appropriarsi degli elementi di potenza propri dell’Occidente conseguendoli però attraverso il linguaggio e i valori musulmani (non occidentalizzare-modernizzare l’Islam, bensì islamizzare l’Occidente-modernità). I Jihadisti nominano di continuo il nome di Allah, pregano poco e trascurano le cinque preghiere canoniche quotidiane. Difficile coglierli con la macchina fotografica mentre hanno in mano un Corano mente è consueto che usino telefonini e computer. La loro ispirazione si presenta come arcaica, ma i loro atteggiamenti sono in realtà post moderni. Secondo Cardini quelli dell’Is sono un’armata di sanculotti inquadrata da ufficiali giacobini (laicissimi reduci dell’esercito nazionalista, socialista e baathista di Saddam Hussein e inalberante insegne vandeane). A loro modo potremmo ben definirli degli atei devoti.

5. Per una misteriosa coincidenza storica, la diffusione dell’Islam tra i secoli VII e XVIII è coincisa con l’ampia area mediterranea-afroasiatica dalla quale provenivano e venivano commercializzate le principali materie prime e i più apprezzati prodotti dei quali l’Europa fu acquirente almeno fino alle età delle grandi scoperte geografiche.

6. Un’altra coincidenza ha voluto che alcuni tra i principali giacimenti di petrolio si trovassero ancora una volta nelle regioni attraversate dagli antichi tracciati delle “vie” della seta, delle spezie, dell’oro, dell’avorio, degli schiavi.

7. Il miliardo e mezzo di musulmani che attualmente sono presenti nel mondo partecipano di una realtà nella quale l’unità del nome Islam non deve mai far dimenticare la pluralità delle tendenze e delle disposizioni in esso presenti. Paesi come l’Arabia Saudita e il Qatar sono tra i più sicuri alleati politici e militari dell’Occidente e pure tra i più rigidi sostenitori di un Islam istituzionalmente e civilmente impenetrabile ai valori e ai costumi moderni.

8. Per quanto condizionati da un diffuso analfabetismo e da una povertà massiccia, i musulmani conoscono gli occidentali meglio di quanto questi non conoscano quelli. Grazie alla passata dominazione coloniale e alla loro abituale frequentazione delle comunicazioni televisive e informatiche.

Comunque la si pensi conviene fondare le proprie convinzioni su giudizi di merito e non su pregiudizi appesi per aria come i famosi caciocavalli.

Ancora auguri a voi.

 

 

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